L’edificio in cui ha sede il MarteS è un tipico palazzo bresciano seicentesco, caratterizzato da un massiccio corpo di fabbrica il cui accesso permette di comprendere la natura di un ben più articolato e ampio complesso architettonico.

Dal portone d’ingresso, definito da un elegante portale bugnato, si percepisce l’asse prospettico principale che passa dall’androne, attraversa un ampio cortile definito a monte dal portico del palazzo e ai lati da due barchesse con ampie arcate e conduce sino al confine del brolo chiuso da un imponente arco scenografico a bugne, sormontato da due obelischi.
Sotto il portico sono stati posizionati i busti di Antonio e Stefano Sorlini, rispettivamente padre e zio di Luciano.
Al centro del cortile sorge un’antica fonte, trasformata in fontana e arricchita da una rigogliosa fioritura di capelvenere, una felce spontanea che Luciano Sorlini curava personalmente.
Al centro del brolo è la grande scultura in bronzo raffigurante Marte, eseguita dal bresciano Federico Severino (al quale Luciano Sorlini affidò pure l’ideazione delle maniglie in bronzo delle porte d’accesso alle sale espositive del Museo in forma di sirene).

Il palazzo, sorto per la famiglia Buzzoni, passò ai nobili Bruni Conter dai quali Luciano Sorlini lo acquistò avviando un radicale intervento di restauro teso all’eliminazione delle superfetazioni, al mantenimento delle planimetrie originarie e alla valorizzazione dei partiti decorativi caratterizzati soprattutto da eleganti e sobri stucchi del XVII secolo.
Il piano nobile e le ampie sale di rappresentanza non vennero mai abitate dalla famiglia Sorlini: Luciano Sorlini riservò per sé stesso l’ala domenicale, ottocentesca, che è in alcuni casi ingentilita da decorazioni parietali del XIX secolo.
Nel palazzo vero e proprio Luciano Sorlini concepì la collocazione della Collezione, che andava incrementandosi progressivamente, non privandosi mai del godimento quotidiano delle opere d’arte preferite che disponeva con grande attenzione negli ambienti in cui viveva: si ricorda il salottino che comprendeva le opere degli amati Pietro e Alessandro Longhi (Venezia 1733-1813), la camera da letto con il Cristo e la Samaritana di Giandomenico Tiepolo (Venezia 1727-1804) e la Madonna con Bambino di Francesco Fontebasso (Venezia 1707-1769) a capoletto.
Al cortile principale segue il secondario le cui aiuole ospitano due grandi ulivi, il terzo cortile mostra architetture quattrocentesche decorate da affreschi, testimonianza forse di un antico insediamento monastico in questa zona di Calvagese.
Merita una particolare menzione la cappella del palazzo, intitolata a San Filippo Neri, sul cui altare è posta la pala di Francesco Ricchino (allievo di Alessandro Bonvincino detto il Moretto), firmata e datata 1572 e raffigurante l’Annunciazione con San Francesco e San Girolamo.

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