Storia di una collezione

LUCIANO SORLINI
(1925-2015)

Luciano Sorlini è stato un importante imprenditore bresciano. La famiglia, originaria della Valcamonica, si specializzò sin dall’Ottocento nel settore della lavorazione dei metalli. Con il trasferimento nella città di Brescia, i Sorlini diversificarono i propri interessi e Luciano aprì nel 1960 il proprio stabilimento a Calvagese della Riviera (nell’immediato entroterra del Garda), paese che elesse ben presto a sua principale residenza, dove acquistò verso il 1970 il palazzo seicentesco ora sede del MarteS. Determinato, caparbio, dotato di un intuito non comune e pronto ad accogliere con intelligenza le sfide che gli si presentavano, Luciano Sorlini negli anni Settanta comincia a frequentare il Veneto, lasciandosi affascinare da Venezia dove rileverà il palazzo sul Canal Grande, già dimora della famiglia Grimani. Dalla stessa proprietà acquisisce in seguito il Castello di Montegalda vicentina. Entrambi gli edifici monumentali vengono sottoposti ad un necessario intervento di restauro che permette a Sorlini di appassionarsi e confrontarsi con tematiche sino ad allora non approfondite: il restauro, la valorizzazione, la salvaguardia dell’arte e dell’architettura. Dovendo arredare convenientemente questi edifici monumentali, Luciano Sorlini comincia a frequentare i maggiori antiquari italiani; sarà la passione per la pittura antica e soprattutto quella veneziana del Settecento ad entusiasmarlo e a guidare le sue ricerche. Negli anni aumentano progressivamente gli acquisti, non solo di oggetti antichi d’arredamento: il numero e la qualità dei dipinti diventa importante, tanto che Luciano Sorlini sente il dovere di dare continuità alla propria collezione, provvedendo a tutelarne l’insieme.

Spentosi nel 2015, Luciano Sorlini affida ai figli Cinzia, Silvia, Stefano, ai nipoti Giulia, Angelica, Luigi e alla Fondazione che porta il suo nome il compito di istituire un luogo da aprirsi al pubblico in grado di conservare, valorizzare e condividere le opere raccolte con tanto interesse e passione. Nasce così, nel palazzo di Calvagese, il MarteS Museo d’Arte Sorlini. Luciano Sorlini non ebbe solo l’Arte come propria passione. Sin da ragazzo si avvicinò al mondo del volo partecipando ai corsi di aeromodellismo tenuti dalla R.U.N.A (Reale Unione Nazionale Aeronautica) costruendo, quindi, svariati aeromodelli. Conseguì il Brevetto di Volo nel 1952 e nel 1956 ottenne, primo pilota civile non professionista in Italia, l’abilitazione al volo strumentale (questo tipo di abilitazione consente di volare in assenza di visibilità). Partecipò anche a numerose gare aeree tra le quali il Giro Aereo di Lombardia, l’Esaveneto e il Giro di Sicilia qualificandosi sempre tra i primi. Molti furono gli aerei da lui pilotati nel corso degli anni tra cui parecchi aerei storici. Il suo primo aereo fu il “Macchino”, ovvero il Macchi MB308, a cui seguì un Saab Safir 91C svedese, aereo all’avanguardia per l’epoca. Nel 1960 sospese ogni attività di volo per dedicarsi totalmente alla sua nuova azienda. Riprenderà nel 1980 acquistando un Beechcraft Bonanza, attualmente presente nella collezione. Fu in questi anni che si appassionò al restauro degli aerei storici. Attualmente gli aerei, dislocati nelle aviorimesse di Calvagese e Ceresara (Mantova), sono di proprietà della figlia Silvia che, insieme al marito Giovanni Marchi li mantiene volanti.

La raccolta

Sorlini, affascinato dal mondo dell’arte, ha indirizzato la propria curiosità verso la pittura antica, preferendola a quella contemporanea, nonostante lo spiccato interesse per il design moderno.
Il periodo in cui comincia ad acquistare sono gli anni Settanta del secolo scorso, quando le arti veneziane vengono definitivamente riscoperte dal mercato antiquario internazionale e si intensificano gli eventi espositivi che approfondiscono la conoscenza delle arti della Serenissima.
È in questo periodo che Luciano Sorlini incontra Egidio Martini (1919-2011), studioso di pittura veneziana del Settecento, ma anche restauratore, collezionista lui stesso.
Alcune opere giunsero inizialmente a Sorlini proprio su suggerimento di Egidio Martini, sino a quando Luciano, affinate le conoscenze e spronato da un istinto innato verso la qualità, divenne autonomo nelle scelte.
La Collezione Sorlini è votata al Settecento veneziano e riflette precisamente gli interessi del “Signor Luciano” (come veniva chiamato da tutti): i dipinti giungono inizialmente per completare gli arredi delle sue residenze, prima fra tutti il palazzo veneziano sul Canal Grande detto “Grimani dall’Albero d’oro” in Campo San Polo.
Oltre ai grandi nomi -Tiepolo, Ricci, Guardi, Canaletto, Rosalba Carriera- sono rappresentati i pittori non così noti, ma fondamentali per la comprensione complessiva delle arti figurative della Serenissima: Pittoni, Diziani, Molinari, Bellucci, Fontebasso e molti altri.

L’accortezza dell’imprenditore bresciano era alimentata da un saldo buonsenso che gli impediva di puntare ad artisti “troppo di moda”. Asseriva che con i denari necessari per un Canaletto mediocre preferiva di gran lunga portarsi a casa capolavori di artisti meno contesi dal mercato, ma certamente più appaganti.
Quindi la pittura del Settecento veneziano e soprattutto la pittura di figura: gioiose scene mitologiche, episodi tratti dal Vecchio Testamento. Totalmente assente la natura morta, non numerosi i ritratti, ai Vedutisti preferì il paesaggio in senso lato.
E’ quindi la pittura luminosa, allegra e dai toni squillanti che piace di più a Luciano Sorlini, specialmente nella prima fase delle sue ricerche.
È dalla fine degli anni Novanta che si avverte un cambiamento, quando cioè giungono nella Collezione opere apparentemente inaspettate: la Madonna di Giovanni Bellini (Venezia 1430-1516) è il caso più eloquente. Si tratta di un dipinto di alta epoca, di un prestigioso autore, davanti al quale Luciano Sorlini ebbe un soprassalto, motivato anche dalla possibilità di poterla acquisire.
Altro “colpo” eccezionale fu l’acquisto del ciclo di 6 grandi teleri di Gianantonio Guardi (Vienna 1699-Venezia 1760).
Contestuale a questo cambiamento è la scelta di istituire un ente cui affidare il mantenimento della propria collezione: la Fondazione Luciano Sorlini.

La mostra al Correr del 2005

Le opere che Luciano Sorlini elegge a rappresentare il proprio gusto collezionistico sono emblematiche delle scelte personali e la coerenza dell’insieme è nota agli appassionati d’arte sin da quando, nel 2005, una selezioni di dipinti “Da Bellini a Tiepolo” viene ospitata in una mostra al Museo Correr di Venezia.

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